Messaggio dei familiari di Yonas Tekle Tesfay, morto nel naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013 e presenti, anche quest'anno, a Petralia Sottana: "A voi, persone generose di Petralia Sottana.
Quando arriviamo qui, ogni anno, sentiamo che nostro fratello non è solo. Non è abbandonato in un angolo dimenticato del mondo. È custodito, protetto, ricordato. E questo è possibile solo grazie a voi.
Voi avete trasformato il dolore di una tragedia in un gesto continuo di amore. Avete preso in carico non solo i corpi, ma anche le storie, i nomi, i volti di chi non c’è più. Per noi, che siamo venuti da lontano, questo gesto ha un valore immenso. Significa che nostro fratello non è scomparso nel silenzio. Significa che qualcuno, qui, continua a dirgli “sei ricordato”.
E poi c’è di più. C’è l’accoglienza che ci riservate ogni volta. Le tavole imbandite, le porte aperte, le conversazioni lunghe, le lacrime condivise senza imbarazzo. Voi ci avete fatto sentire a casa in un momento in cui la casa ci sembrava troppo lontana e troppo vuota. Ci avete insegnato che la solidarietà non ha confini, e che la memoria può diventare un ponte tra popoli e tra cuori.
Oggi, mentre deponiamo i fiori e leggiamo queste parole, vogliamo dirvi con tutta la forza del nostro cuore: grazie. Grazie per la cura, per la dignità, per la gentilezza. Grazie per non averci lasciati soli nel nostro dolore. Grazie per averci mostrato che anche nel posto più inaspettato si può trovare una famiglia.
Vi portiamo con noi, sempre.
Con immensa gratitudine,
La famiglia"
Quando arriviamo qui, ogni anno, sentiamo che nostro fratello non è solo. Non è abbandonato in un angolo dimenticato del mondo. È custodito, protetto, ricordato. E questo è possibile solo grazie a voi.
Voi avete trasformato il dolore di una tragedia in un gesto continuo di amore. Avete preso in carico non solo i corpi, ma anche le storie, i nomi, i volti di chi non c’è più. Per noi, che siamo venuti da lontano, questo gesto ha un valore immenso. Significa che nostro fratello non è scomparso nel silenzio. Significa che qualcuno, qui, continua a dirgli “sei ricordato”.
E poi c’è di più. C’è l’accoglienza che ci riservate ogni volta. Le tavole imbandite, le porte aperte, le conversazioni lunghe, le lacrime condivise senza imbarazzo. Voi ci avete fatto sentire a casa in un momento in cui la casa ci sembrava troppo lontana e troppo vuota. Ci avete insegnato che la solidarietà non ha confini, e che la memoria può diventare un ponte tra popoli e tra cuori.
Oggi, mentre deponiamo i fiori e leggiamo queste parole, vogliamo dirvi con tutta la forza del nostro cuore: grazie. Grazie per la cura, per la dignità, per la gentilezza. Grazie per non averci lasciati soli nel nostro dolore. Grazie per averci mostrato che anche nel posto più inaspettato si può trovare una famiglia.
Vi portiamo con noi, sempre.
Con immensa gratitudine,
La famiglia"
