All'interno del programma del 13° Memorial Giacinto Facchetti, sono stati incontrati gli studenti della scuola secondaria del Plesso “Cesare Terranova” di Petralia Sottana e dell’Istituto “Pietro Domina” , con il fine di promuovere tra i giovani i valori dello sport, della lealtà e del rispetto delle regole, principi che hanno caratterizzato la carriera sportiva e dirigenziale di Giacinto Facchetti, storico
capitano nerazzurro e della Nazionale di calcio dell'Italia. Il nostro comune ha avuto l'onore di ospitare nel pomeriggio lo spettacolo ARPAD WEISZ. SE IL RAZZISMO ENTRA IN CAMPO. Il monologo, scritto e interpretato da Gianfelice Facchetti (figlio di Giacinto, leggenda dell'Inter), restituisce la figura di Arpad Weisz, allenatore ebreo di Inter e Bologna tra gli anni Venti e Trenta, deportato e ucciso ad Auschwitz. Una testimonianza lucida e appassionata contro l'indifferenza – il pericolo più grande da cui difenderci – che nasce dal non dire e dal non fare.
La sua vicenda ha invitato il pubblico alla riflessione sul rapporto tra potere e sport, a partire da quando il calcio divenne uno strumento di nazionalizzazione delle masse. Una storia che si intreccia con quella di altri protagonisti del mondo calcistico che non si piegarono alla ferocia della storia: giocatori, allenatori, presidenti, uomini le cui biografie possono ancora oggi contribuire a riaccendere il lume della ragione.
Ringraziamo i dirigenti degli istituti scolastici, Prof Amoroso e Dott.ssa Dino, per aver promosso l’attività all’interno delle scuole, l'Asd Inter Club Palermo, il locale club dell'Inter per l'organizzazione e la #grifeoeventi per il prezioso supporto logistico.
capitano nerazzurro e della Nazionale di calcio dell'Italia. Il nostro comune ha avuto l'onore di ospitare nel pomeriggio lo spettacolo ARPAD WEISZ. SE IL RAZZISMO ENTRA IN CAMPO. Il monologo, scritto e interpretato da Gianfelice Facchetti (figlio di Giacinto, leggenda dell'Inter), restituisce la figura di Arpad Weisz, allenatore ebreo di Inter e Bologna tra gli anni Venti e Trenta, deportato e ucciso ad Auschwitz. Una testimonianza lucida e appassionata contro l'indifferenza – il pericolo più grande da cui difenderci – che nasce dal non dire e dal non fare.
La sua vicenda ha invitato il pubblico alla riflessione sul rapporto tra potere e sport, a partire da quando il calcio divenne uno strumento di nazionalizzazione delle masse. Una storia che si intreccia con quella di altri protagonisti del mondo calcistico che non si piegarono alla ferocia della storia: giocatori, allenatori, presidenti, uomini le cui biografie possono ancora oggi contribuire a riaccendere il lume della ragione.
Ringraziamo i dirigenti degli istituti scolastici, Prof Amoroso e Dott.ssa Dino, per aver promosso l’attività all’interno delle scuole, l'Asd Inter Club Palermo, il locale club dell'Inter per l'organizzazione e la #grifeoeventi per il prezioso supporto logistico.
